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peperoncini >> La Semina
| Scritto da:
riccardino |
Proposto il: Ven
Gen 27, 2006 10:19 am | |
Sommario: La semina è il
primo passo nella coltivazione dei peperoncini. A meno che non
compriate le vostre piantine, infatti, dovrete produrle facendo
germinare alcuni semi. In questo articolo sono illustrate le
tecniche normalmente utilizzate a questo scopo.
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Base
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La semina è il
primo passo nella coltivazione dei peperoncini. A meno
che non compriate le vostre piantine, infatti, dovrete
produrle facendo germinare alcuni semi. In questo
articolo sono illustrate le tecniche normalmente
utilizzate a questo scopo. L’articolo si applica a
tutte le varietà normalmente coltivate, ma nel caso
siate alle prese con specie rare e/o spontanee, sarà inopportuno effettuare un’analisi più approfondita delle
loro necessità naturali.
Come si riconoscono i semi di
buona qualità? La scelta di semi sani è
piuttosto semplice ad un primo sguardo. I semi scelti,
infatti, devono essere integri, senza lesioni o
spaccature e senza macchie. Inoltre se messi in una
bacinella piena d’acqua devono affondare. Attenzione,
però che il metodo dell’acqua è vero solo per i semi
freschi di molte (ma non tutte) le varietà. I semi
essiccati di numerose varietà galleggeranno anche se
perfettamente sani. I semi che non soddisfano i
precedenti requisiti hanno solitamente una bassa
percentuale di germinazione, ma non sono necessariamente
morti o malati. È possibile utilizzarli come semi di
backup, senza aspettarsi da loro grandi risultati.
Specialmente nel caso di varietà molto rare, comunque,
è sempre il caso di provarli.
Quando bisogna
seminare? Le condizioni e il modo in cui le
piante verranno coltivate determinano quando iniziare la
semina. Nel caso di coltivazioni protette, magari
con l’ausilio di luci artificiali, per le quale non è
previsto un trapianto all’aperto è possibile seminare in
qualunque periodo dell’anno. Nel più comune caso di
coltivazione all’aperto, al contrario, è necessario
sincronizzare la semina con l’andamento climatico
esterno. Come regola generale, è opportuno avviare
la semina un paio di settimane prima dell’ultima gelata
prevista. Questa, tuttavia, è una regola molto generale
non applicabile a tutte le varietà in tutte le
situazioni climatiche: nel caso di climi particolarmente
rigidi o di varietà tropicali che richiedono una
stagione particolarmente lunga sarà necessario anticipare la semina.
Che tipo di vasi si possono
utilizzare? In teoria, qualunque contenitore
può essere utilizzato per produrre piantine di
peperoncino. Tuttavia, la soluzione più semplice
consiste nell’utilizzare i vassoi alveolati venduti
appositamente per la creazione produzione di piantine
col pane di terra. Ne esistono svariati modelli in
plastica, polistirolo e torba. Tutti vanno bene e hanno
alcuni vantaggi e svantaggi.
Quelli in plastica hanno
l’indiscusso vantaggio di poter essere riutilizzati
(previa sterilizzazione con una soluzione di acqua e
candeggina) e di trattenere l’umidità in modo da ridurre
le annaffiature. Al contrario, però, proprio la loro
capacità di non lasciar seccare la terra rende molto
facile esagerare con le annaffiature. I vassoi
alveolati in polistirolo
sono molto simili a quelli in plastica, sono più
economici, ma anche più difficilmente riciclabili. Essendo piuttosto spessi ed essendo il polistirolo un
cattivo conduttore di calore, inoltre, non sono i più
adatti all’utilizzo con tecniche di riscaldamento dal
basso (es. cavi e tappetini riscaldanti).
I vasetti di torba sono
l’ideale per evitare di danneggiare le piantine durante
le operazioni di travaso visto che vengono interrati
direttamente. Purtroppo il terreno al loro interno si
asciuga molto rapidamente e, ovviamente, non sono
riciclabili.
Una soluzione molto economica
consiste nel riutilizzare i bicchieri di plastica. Sono
molto economici e possono essere riciclati dagli avanzi
di un compleanno. È necessario, tuttavia, forarne il
fondo per permettere lo sgrondo dell’acqua in eccesso.
Questa operazione può essere effettuata in modo semplice
con un pezzetto di metallo riscaldato o con un
saldatore.
Che
tipo di terriccio si deve utilizzare? Ogni
coltivatore esperto ha la sua opinione, c’è chi usa
terricci a base di torba, terricci per semine o terra
del giardino, ma tutti sono d’accordo sulla necessità di
utilizzare un terriccio o una miscela soffice che non
tenda a compattarsi in modo eccessivo. Quasi
qualunque terriccio commerciale, dopo qualche
annaffiatura, diverrà duro e compatto come pietra
mettendo a rischio il successo della semina. L’eccessiva
compattezza, infatti, rende difficile lo spuntare della
prima radichetta e il successivo sviluppo del sistema
radicale. Per eliminare questo rischio, è opportuno,
miscelare il terriccio con qualche materiale inerte che
impedisca al substrato di divenire troppo compatto. I
materiali più utilizzati sono la perlite, la pomice e la
vermiculite.
Perlite: è un
minerale espanso molto leggero. Evita che il suolo
divenga troppo pesante e migliora l’areazione del
terreno. L’azione combinata di questi due fattori porta
ad un migliore sviluppo radicale e quindi
all’ottenimento più rapido di piantine più sane.
Pomice: è un
altro minerale naturale che può essere utilizzato in
sostituzione della perlite. I risultati ottenuti con i
due materiali sono simili e la scelta solitamente
dipende dal loro costo e dalla loro reperibilità.
Vermiculite: è
un altro minerale naturale espanso. È meno efficace
della perlite e della pomice nel mantenere il terreno
sciolto, ma è in grado di trattenere gradi quantitativi
d’acqua migliorando, quindi, il mantenimento
dell’umidità da parte del suolo. [/list] Per la
germinazione, io utilizzo, attualmente, un substrato
composto da 3 parti di terriccio, 3 parti di perlite (o
pomice) e 2 parti di vermiculite. Secondo il tipo di
terriccio utilizzato nella miscela è, ovviamente,
possibile variare le percentuali degli ingredienti per
ottenere un risultato più adatto alle proprie esigenze.
È necessario
trattare i semi prima del loro utilizzo? I
trattamenti da effettuare sui semi prima del loro
utilizzo costituiscono, probabilmente, la materia più
discussa tra la comunità di coltivatori del peperoncino.
Alcuni coltivatori esperti sostengono che i
trattamenti preliminari siano solo una perdita di tempo,
ma altri coltivatori (altrettanto esperti) sostengono
che gli stessi trattamenti siano la chiave del loro
successo. Rispondere a questa domanda è, quindi,
molto difficile e ci si limiterà ad analizzare
brevemente alcune delle tecniche più diffuse senza
alcuna pretesa di completezza.
Pre-soaking:
si tratta dig ran lunga della tecnica più semplice e
diffusa. Consiste nel mantenere i semi in ammollo in
acqua per qualche ora. L’idea è di ammorbidire la
corteccia del seme per semplificare l’emissione della
prima radichetta. L’efficacia del metodo è alquanto
dubbia e anche i coltivatori che la utilizzano
sostengono che sia utile solo per alcune varietà. Sta di
fatto che la tecnica è molto semplice e non è possibile
rovinare i semi con tempi di ammollo limitati a 6-12
ore.
Scarificazione
fisica: questo metodo consiste nel ridurre lo
spessore e la durezza della corteccia del seme
rimuovendone una parte. La carta vetrata è lo strumento
più utilizzato a tal scopo. Per piante diverse dai
peperoncini questo metodo viene normalmente utilizzato
con successo, ma nel caso dei peperoncini la sua utilità
non è provata. Occorre, inoltre, tenere presente che
rovinare i semi è molto facile.
Scarificazione
chimica: l’idea di questo metodo è sia di
ammorbidire chimicamente la corteccia del seme che di
ricreare artificialemente delle condizioni simili a
quelle del canale digestivo degli uccelli. In pratica,
consiste nel tenere i semi in ammollo in una soluzione
acida per un certo tempo. Alcuni coltivatori utilizzano
una varietà di acidi a tale scopo: dal the ad acidi
forti come l’acido solforico. Rovinare i semi è
facile e maneggiare acidi forti può essere molto
pericoloso per l’incolumità del coltivatore!
Inoltre, nessuno ha dimostrato che, nel caso dei
peperoncini, questo metodo sia di una qualche efficacia
nel migliorare la germinazione.
Vernalizzazione:
l’idea dietro a questo metodo è che alcuni semi
necessitano di un periodo di freddo per poter
interrompere il periodo di dormienza. Consiste nel
mantenere i semi nel frigo per alcuni giorni o
settimane. I benefici del metodo per le varietà
coltivate di peperoncino sono trascurabili o assenti.
Per le specie spontanee provenienti da regioni con
inverni freddi, invece, potrebbe essere d’aiuto, ma
un’analisi più accurata sarebbe necessaria. Rovinare i
semi è, comunque, molto difficile a meno di scendere a
temperature sotto 0° C.
Uso di
fitoregolatori: i semi vengono tenuti in ammollo
in una soluzione di acido giberellico (GA3). L’acido
gibberellico è un ormone che stimola la germinazione e
l’interruzione del periodo di dormienza nei semi di
alcune piante. Alcuni studi sembrano indicare che non
sia il caso dei peperoncini, ma la questione è ancora
aperta, dato che l’utilizzo corretto dei fitoregolatori
non è banale e piccole variazioni nella composizione
della soluzione d’ammollo possono far variare
notevolmente i risultati.
A che profondità bisogna
seminare? I semi di peperoncino non devono
essere seminati molto in profondità. Basta metterli
sulla superficie del suolo e coprirli con pochi
millimetri di terriccio, quel tanto che basta affinché
rimangano coperti e non rispuntino in superficie con le
annaffiature.Seminare troppo in profondità può far
fallire la germinazione.
Quanto e come bisogna
annaffiare? Dopo che i semi sono stati
posizionati nel terriccio è necessario annaffiare. I
risultati migliori si ottengono annaffiando con acqua
vaporizzata dall’alto finoa a quando il terriccio non
sia ben umido. Occorre fare la massima attenzione: il
terreno deve essere molto umido, ma non inzuppato
d’acqua! I semi non devono ritrovarsi in un mare di
fango, altrimenti potrebbero facilmente marcire.
Qual’è la giusta
temperatura? Il riscaldamento dal basso è
forse il parametro più importante nella germinazione dei
semi. Non solo aumenta la percentuale di semi che
germinano, ma velocizza il processo. L’intervallo di
temperatura ottimale è tra 25°C e 29°C. A temperature
più basse i semi germinano più lentamente o non
germinano affatto, a temperature più alte esiste il
rischio che i semi non germinino e siano danneggiati
definitivamente. Se si lavora a temperature inferiori e
i semi non germinano dopo qualche settimana, la prima
cosa da fare è alzare la temperatura. Dal momento
che non si sta conducendo un esperimento importante non
è necessaria una grande precisione e oscillazioni di
temperatura di qualche grado possono essere accettate.
Nel caso si tenti di far germinare specie
spontanee o varietà particolarmente rare e insolite, è
opportuno cercare di ottenere più informazioni possibili
sul loro habitat ideale. Alcune specie potrebbero
preferire, infatti, temperature più basse.
Come si
scaldano i semi? Il riscaldamento dal basso è
il sistema più semplice per aumentare la temperature del
substrato. È possibile acquistare un propagatore
elettrico o costruirselo: basterà procurarsi un
contenitore (un catino va benissimo), un cavo (o un
tappetino) riscaldatore e un termostato (se il cavo ne è
sprovvisto). Mettete il cavo nel contenitore, coprirlo
con della terra, connetterlo al termostato (se
necessario) e mettere il vassoio alveolato al suo
interno. Una soluzione ancora più semplice ed
economica consiste nel mettere i vasetti vicino ad un
termosifone, sul frigo o vicino a qualcosa che lo
scaldi. Anche se le condizioni ambientali non saranno le
migliori, per far germinare le varietà coltivate di
peperoncino questo metodo è di solito sufficiente e i
semi germineranno anche se sarà necessario un po’ più di
tempo. Tuttavia, occorre tener presente che in questo
modo il terriccio tenderà ad asciugarsi molto
rapidamente e sarà, quindi, necessario controllare
spesso l’umidità.
È necessario illuminare i
semi? I semi di peperoncino germinano al
buio, quindi non è necessario.
Come ricordare cosa si è
seminato? È molto importante contrassegnare
tutti i semi con delle targhette e mantenere un diario o
un foglio elettronico con tutte le informazioni utili
(nome, origine dei semi data della semina, germinazione,
trapianto, ecc.). Naturalmente se si amano le
sorprese, tutto questo potrebbe non essere utile, ma può
essere molto seccante veder fruttificare un jalapeño al
posto dell’amato rocoto!
Questo metodo per la
germinazione non mi piace, ne esistono altri?
Esistono, ovviamente, molti altri metodi e molti
coltivatori esperti che li utilizzano. Tutti, comunque,
hanno un punto in comune: i semi vengono posti in luoghi
caldi e umidi. Personalmente, ne ho provati molti e
ho sempre avuto delle difficoltà iniziali seguite da un
costante miglioramento. Alla fine i risultati si sono
sempre dimostrati buoni e, in definitiva, indipendenti
dal metodo utilizzato. Nel caso di coltivazioni
idroponiche, il metodo fin qui descritto non è la scelta
giusta e uno di quelli descritti brevemente qui sotto
potrebbe garantire risultati più soddisfacenti.
Metodo
dele bustine di plastica: I semi vengono posti in
delle bustine a tenuta stagna, in un tovagliolo umido.
La bustina è quindi messa al caldo (di solito su un
tappetino riscaldante). I vantaggi di questo metodo sono
la semplicità nell’ispezionare i semi e il fatto che
l’umidità viene trattenuta senza bisogno di interventi.
Se si utilizzano bustine e tovaglioli sterili e si opera
con le mani pulite, l’insorgere di muffe sarà un
fenomeno molto raro. Il grosso svantaggio di questo
metodo consiste nel fatto che, una volta germinati, i
semi dovranno essere trasferiti nel substrato prescelto
per la crescita ed essendo la radichetta molto delicata
è facile danneggiarla.
Metodo dei
barattoli: molto simile al metodo precedente dal
quale si discosta perché i semi vengono posti a
germinare in barattoli sterili (tipo quelli degli
omogeneizzati) nei quali si trova un tovagliolo
inumidito. Rispetto alle bustine, i barattoli offrono il
vantaggio di semplificare ulteriormente l’ispezione dei
semi, ma richiedono più spazio.
Rockwool: la
lana di roccia (rockwool) è un minerale vulcanico che
viene filato appositamente per creare un substrato
adatto alla propagazione delle piante che trattiene
l’umidità permettendo, contemporaneamente, una buona
circolazione d’aria. I semi vengono posti in un cubetto
di rockwool e questo viene posto in un luogo caldo e
umido. Si tratta di un metodo estremamente semplice che
offre anche la possibilità di ispezionare i semi.
Inoltre i cubi possono essere interrati al momento del
trapianto evitando il rischio di
danneggiarli. | | |
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