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CANNABIS
MEDICALE, NOTIZIE e LEGGE
Giurisprudenza recente
in materia di piccole coltivazioni
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PIANTE MARIJUANA IN TERRAZZA, ASSOLTO AD AGRIGENTO
«Coltivare
marijuana sul proprio terrazzo per uso personale non è più previsto come
reato»
Agrigento,
5 giugno 2007
-
"Coltivare
marijuana sul proprio terrazzo per uso personale non è più previsto come
reato". È stata questa la sentenza emessa stamane dal giudice
monocratico della sezione di Licata del Tribunale di Agrigento, Antonio
Genna, che ha assolto il licatese F. B., 40 anni. La Guardia di Finanza,
nel corso di una perquisizione nell'agosto scorso, aveva rinvenuto
coltivate sul terrazzo dell'abitazione di B. 27 piante di marijuana.
Il pm aveva chiesto la condanna, ma il giudice ha invece accolto la
richiesta del difensore, l'avvocato Dario Granvillano, e ha richiamato una
recente sentenza
della Corte di Cassazione
che ha sancito come "la coltivazione domestica di marijuana senza
scopo commerciale" non può "configurarsi come reato",
facendo una netta distinzione fra coltivazione destinata per uso personale
e quella destinata all'illecito mercato dello spaccio di
stupefacenti.
Fonte:
AGI
COLTIVAZIONE
DOMESTICA:
Annullata
sentenza d’appello dalla Cassazione, coltivare qualche piantina di marijuana
non e' reato
Roma
7 maggio 2007 - Non è reato
coltivare nel giardino di casa qualche piantina di marijuana perché ciò
equivale alla detenzione per uso personale.
E' quanto ha affermato la VI Sezione Penale della Corte di Cassazione che, con
la sentenza 17983 del 10 maggio ha annullato la decisione della Corte di Appello
di Roma (confermativa di quella del tribunale locale) che aveva condannato un
giovane per aver coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana.
La formula assolutoria usata dai giudici di legittimità è "perché il
fatto non sussiste". Questa linea interpretativa era già stata inaugurata
dalla stessa VI Sezione penale della Suprema Corte nel 1994, quando aveva
distinto la coltivazione in senso industriale (un procedimento che
presuppone la produzione destinata allo spaccio) dalla coltivazione di poche
piantine che fu giudicata come semplice detenzione per uso personale.
Il collegio ha precisato che tale decisione ha avuto il merito di tracciare un
margine netto tra detenzione e coltivazione in senso tecnico-industriale, e la
cosiddetta coltivazione domestica che non può altresì ritenersi un reato di
pericolo.
Insomma di volta in volta il giudice dovrà valutare se una coltivazione per le
sue caratteristiche e per la sua estensione rientri nel concetto di piantagione
illecita oppure se non possa definirsi tale.
La Suprema Corte ha annullato la condanna del giovane romano senza rinvio
mettendo la parola fine alla vicenda
Fonte:
ADUC
ASSOLTA
PER LA MARIJUANA USATA PER CURARSI
Cinquantenne vegetariana in Tribunale con l'accusa di spaccio. Il difensore: "Il suo è un modo di vita a contatto con la natura". "Il fatto non costituisce reato". Il giudice riconosce l'utilizzo terapeutico dei derivati della
cannabis.
Fonzaso - Era stata fermata alla stazione di Bologna e denunciata per il possesso di una modica quantità di sostanza stupefacente. Ieri mattina il giudice Antonella Coniglio l'ha assolta riconoscendone l'uso terapeutico.La donna, 53 anni, di Fonzaso, difesa dall'avvocato Pierangelo Conte, è una vegetariana
convinta: Ama la natura, si nutre dei suoi frutti e coltiva o raccoglie dai campi le erbe che le servono per curarsi.
Nell'agosto 2005 la donna subì un controllo da parte della polizia alla stazione di Bologna che, nella perquisizione del suo zaino trovò una piccola quantità di droga leggera.
I poliziotti felsinei chiesero dunque ai colleghi bellunesi di effettuare un controllo nell'abitazione della donna a Fonzaso, intanto che la trattenevano per la durata di alcune ore. Nella casa di Fonzaso, due stanze in uso nello stabile di proprietà dei fratelli della donna, furono rinvenute diverse sostanze, dalla propoli allo stramonio, alla marijuana ad altri derivati della cannabis, subito poste sotto sequestro, che portarono all'accusa di detenzione e traffico di droga a carico della donna.
La signora ha potuto discolparsi e raccontare le proprie ragioni davanti al giudice Antonella Coniglio. L'avvocato difensore ha descritto la sua cliente come una seguace della dieta vegetariana, che pratica ormai da oltre trent'anni, che utilizza i prodotti naturali ed di erboristeria per fini terapeutici, coerentemente al proprio modus vivendi.
La donna è inoltre incensurata e non si è mai dedicata allo spaccio delle sostanze che di cui fa uso, prospettiva che, infatti, non è stata assolutamente provata nel corso dell'istruttoria dibattimentale.
Inoltre, ha precisato l'avvocato Conte, le analisi effettuate sulle sostanze sequestrate hanno rilevato la presenza di un principio attivo minimo.
Le argomentazioni del legale non hanno convinto il pubblico ministero, che ha chiesto la condanna della donna a un anno e 4 mesi di reclusione e a una multa di 3500 euro. Le tesi della difesa hanno però trovato riscontro nella sentenza del giudice, che ha assolto l'imputata perché il fatto non costituisce reato.
Da Il Gazzettino (Belluno),4 aprile 2007
COLTIVAZIONE
MARIJUANA: un reato “impossibile”.
Prosciolto il pollice nero della
cannabis.
Non
aveva il pollice verde, di conseguenza non sarebbe stato in grado di
portare a termine la coltura di 22 piantine di cannabis che erano appena
germogliate nel suo appartamento. Per questo il giudice, ritenendo di
essere di fronte a un “reato impossibile" anche "per
l'inidoneità' dell'azione posta in essere", ha prosciolto uno
studente universitario di 25 anni che condivideva un appartamento a Milano
con un amico. Ritrovate una pianta della specie 'Super skunk',alta un
metro e 25 centimetri, e 21 piantine dello stessa specie in fase di
germinazione, chiuse in un armadio sotto l'illuminazione costante di un
faretto. Ammesse le responsabilità e tenuto presente che si trovavano
solo allo stadio di germogli,dieci giorni fa il giudice ha prosciolto i
due giovani, superando le aspettative dei difensori, che avevano chiesto
per i loro assistiti il giudizio abbreviato. Il quadro giuridico che ne
deriva e' insufficiente per ritenere la responsabilità degli imputati per
la coltivazione delle 21 pianticelle più una: sussiste, in altre parole,
“il ragionevole dubbio che ci si trovi di fronte ad un reato impossibile
sia per l’inidoneità dell'azione posta in essere sia per l'incertezza
dell’esistenza stessa dell'oggetto del reato".
Estratto
da :
“Il Giornale"
23/06/2006
COLTIVARE MARIJUANA SUL
BALCONE NON È REATO
TRENTO, febbraio 2005 - Coltivare qualche
pianta di canapa indiana sul balcone di casa non e' reato. Lo ha stabilito
oggi il giudice dell'udienza preliminare di Trento, Carlo Ancona, che ha
assolto un giovane di 19 anni dall'accusa di coltivazione di piante da cui
possono ricavarsi sostanze stupefacenti. Secondo il giudice è vero
che la legge vieta tali coltivazioni, ma esiste giurisprudenza secondo cui
non si può definire ''coltivazione'' la presenza di alcune piante in vaso
sul balcone di casa. Il ragazzo era stato arrestato lo scorso anno perché
in casa gli erano state trovate 32 piante di canapa indiana, di cui 4 in
vasi sul balcone e le altre secche. In totale 43,6 grammi, da cui si
poteva ricavare meno di un grammo di principio attivo.
Fonte: ANSA
da antiproibizionisti.it
PIANTINE DROGA IN ARMADIO: ASSOLTO, E' COLTIVAZIONE
DOMESTICA
ROMA, maggio 2005 - Rientra tra i casi di "coltivazione
domestica" tenere nell'armadio o sul proprio balcone un paio di
piante di marijuana. "Mettere a dimora poche piante" idonee a
produrre quantitativi scarsamente apprezzabili di sostanze stupefacenti,
con una condotta da ricomprendere quindi nella "detenzione ad uso
personale" della sostanza, e' altra cosa rispetto alla
"coltivazione tecnica agraria", cioe' di tipo imprenditoriale,
che si riferisce, invece, a decine di piante a campo aperto.
Queste le motivazioni della sentenza con la quale il giudice del
tribunale di Roma Nunzia Cappuccio ha assolto, "perchè il fatto
non e' previsto dalla legge come reato", un ventottenne trevigiano,
studente universitario fuori sede, avvisato nell'aprile del 2003 per
coltivazione illecita di cannabis. Nel suo appartamento
gli erano state trovate due piante di marijuana alte circa 50 cm
nell'armadio e un'altra, accanto al mobile, parzialmente essiccata.
L'imputato, che aveva all'occorrenza termometri, misuratori di umidità,
lampade alogene, ventilatori, fertilizzanti e due libri sulla
coltivazione della 'cannabis', aveva ammesso di far uso personale della
sostanza anche per controllare problemi di inappetenza, ma non aveva
presentato in udienza adeguata documentazione medica.
Fonte: AGI da
antiproibizionisti.it
ASSOLTO CON UNA PIANTA
SCHIO, maggio 2005
- Coltivare sul balcone pianta di marijuana non è reato.
Assolto.
Coltivare una piantina (ma solo una) di marijuana in casa propria
non è un reato. L’ha ribadito, in linea del resto con analoghe
precedenti pronunce della Cassazione, il giudice Massimo Gerace, che ha
assolto Andrea M., 26 anni, di Schio, il quale è
stato processato in tribunale nel corso dell’udienza preliminare con il
cosiddetto rito abbreviato. Allo stesso modo non la pensava il
pubblico ministero Vartan Giacomelli, che in sede di requisitoria ha
sostenuto che comunque a suo avviso la coltivazione c’era tutta, perché
oltre alla piantina erano state sequestrate anche delle foglie essiccate che facevano presumere che non fosse la prima volta che il giovane
dimostrava un pollice verde del tutto particolare. Per questo motivo il pm
ha chiesto una condanna a 3 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Il
ragazzo aveva ricevuto notifica il 6 agosto 2004 dai carabinieri della città
scledense per essere stato trovato con una piantina di marijuana che
coltivava in camera, insieme con numerose foglie essiccate della sostanza. Di tanto in tanto, però, la pianta veniva posta anche sul bancone
e davanti al garage per prendere aria e crescere meglio. I militari erano
risaliti all’incensurato Andrea M. grazie alla classica soffiata.
Come altrimenti facevano a sapere che il giovane aveva fatto crescere una
pianta di canapa indiana? Il difensore del giovane, Edoardo Ghirini, ha
sostenuto che la coltivazione di una sola pianta non mette a repentaglio
la salute pubblica, bene che la legge tutela punendo la coltivazione delle
piante stupefacenti. Il legale per sostenere la propria tesi ha citato
alcune sentenze della suprema corte che su questo punto si era già
espressa alla stessa maniera. Il giudice ha perciò assolto Andrea M.
con la formula piena in quanto il fatto non costituisce reato.
Fonte: IL GIORNALE DI VICENZA
05/2004 da antiproibizionisti.it
LO
SPINELLO LIBERO VINCE IL REFERENDUM NEL COLORADO
Denver è la prima città a depenalizzare la
marijuana, ma il sindaco è contrario
NEW YORK, 4 novembre 2005
- Dopo i cowboy omosessuali del film «Brokeback Mountain», arrivano
quelli «spinellati» di Denver. Gli abitanti della «Mile High City», in
un referendum tenuto martedì scorso, hanno legalizzato il possesso di
marijuana con la confortevole maggioranza del 54%. E' permessa solo la
quantità massima di un'oncia, cioè 28 grammi, e il privilegio è
riservato ai maggiori di 21 anni. In questo modo, però, la città più
famosa del Colorado è diventata la prima negli Stati Uniti a legalizzare
completamente la droga per uso personale ricreativo.
continua su www.antiproibizionisti.it
ASSOLTO
OPERAIO «PIANTAGIONE
DI MARIJUANA? C'ERA DROGA SOLO PER LUI»
SAN
FIOR, gennaio 03 - Coltivava
piante di marijuana tra i filari di un vigneto vicino a casa: ha
ottenuto una sentenza di assoluzione
l'operaio, ventenne, residente in paese. Il processo si è svolto ieri
nel tribunale di Conegliano dove il giovane era difeso dall'avvocato Vittoriese Stefano Zanchetta. I carabinieri avevano eseguito un blitz
nel campo di San Fior l'11 settembre trovando le piante nascoste tra le
vigne e in parte, essiccate, all'interno di un ricovero attrezzi. In pratica le piante venivano seminate e, una volta giunte a
maturazione, estirpate e lasciate ad essiccare all'interno del casolare,
poi messe sotto vaso. I carabinieri erano risaliti al giovane, perché
residente nelle vicinanze e proprietario del ricovero degli attrezzi.
Nei suoi confronti era quindi scattata l'accusa di coltivazione,
produzione e detenzione di sostanze stupefacenti. Nello stesso periodo i
carabinieri e la polizia avevano sequestrato altre due piantagioni di
cannabis indica a San Vendemiano e a Susegana. Ieri mattina l'avvocato
Stefano Zanchetta ha dimostrato al giudice che le piante sequestrate
contenevano ben poco principio attivo, trattandosi per lo più di
germogli. Il quantitativo di droga ricavabile dalle piante poteva quindi
servire solo all'uso personale.
«E'
in base a questa tesi che abbiamo ottenuto la sentenza di assoluzione
- spiega l'avvocato - si tratta di un principio che viene accolto
dalla giurisprudenza minoritaria. Ma assolutamente fondato».
L'operaio è stato assolto perché il fatto non è previsto dalla
legge come reato.
Fonte:
LA
TRIBUNA DI TREVISO da
antiproibizionisti.it
POSSESSO
PERSONALE ED AUTOCOLTIVAZIONE (1994 - 2000)
Con
il referendum popolare del 18 aprile del 1993, sono state
abrogate le sanzioni penali per i consumatori di stupefacenti previste dalle
leggi in materia di disciplina delle sostanze stupefacenti e psicotrope,ed
istituite norme a tutela della prevenzione, cura e riabilitazione dei
relativi stati di tossicodipendenza.
Pertanto,
le condotte di importazione, acquisto e detenzione di sostanze
stupefacenti per uso personale sono soggette alle sole sanzioni
amministrative.
Questa
situazione ha indotto i giudici a porsi il quesito, alla luce del
risultato del suddetto referendum, se l'attività della coltivazione
finalizzata all'uso personale possa o non rientrare nelle condotte
depenalizzate. www.fuoriluogo.it/assistenza/coltivazione.htm
Marijuana
sotto la lingua
Giugno 2005
La GW Pharmaceuticals annuncia che, dopo l'approvazione regolamentare da parte del Ministero
della Sanità canadese, il Sativex è ora disponibile su ricetta nelle farmacie canadesi come
trattamento aggiuntivo per il sollievo sintomatico del dolore neuropatico (quel tipo di male che spesso è refrattario agli analgesici convenzionali, morfina compresa!) negli adulti affetti da sclerosi multipla, una patologia del sistema nervoso centrale, la malattia neurologica più comune tra i
giovani adulti in Italia e nel mondo.
Dopo Marinol e Dronabinol, il Sativex è l'ultimo dei farmaci contenenti THC e CBD ed è distribuito in Canada su licenza.Il Sativex si somministra come spray sotto la lingua o sull'interno della guancia, e allevia il dolore neuropatico.
Si tratta di un prodotto farmaceutico standardizzato come composizione, formulazione e dosaggio
e sarà disponibile nelle farmacie in flaconi da circa 50 dosi ad un prezzo di 120 $ canadesi a flacone (pari a circa 80 Euro).
Fonte: Associazione Cannabis Medica Italia da www.gwpharm.com.co.uk
Anche in Italia cannabis
contro il dolore
Per 80 malati di cancro. Due i
centri coivolti nel test
Domenica 6 novembre
2005 In
due centri italiani parte la sperimentazione della cannabis sintetica per
curare il dolore nei malati di cancro. E dire cannabis è come dire
marijuana, che com'è noto è una droga vietata. Il problema è che è
anche un farmaco potenzialmente ancora tutto da scoprire. Per la cura del
dolore in primis.
In realtà la cannabis in Italia si sta già sperimentando nei casi di
sclerosi multipla per ridurre la spasticità muscolare, ma quando si
tratta di dolore si alzano gli scudi. «Automaticamente l'opinione
pubblica pensa alla droga, all'effetto euforizzante e mentre non si
preoccupa per un uso clinico riguardo a un problema fisico quale la
spasticità muscolare, censura l'uso del farmaco cannabis per curare il
dolore.
Ma noi medici soprattutto di questo ci dobbiamo occupare». È Rosanna
Cerbo, neurologa dell'Università La Sapienza di Roma e responsabile del
Centro per la terapia del dolore del Policlinico Umberto I, a parlare. A
Milano, all'Università La Bicocca, ha presentato il protocollo della
sperimentazione della cannabis sintetica (Marinol) nei malati di tumore.
Uno studio multicentrico: oltre al centro diretto dalla Cerbo, la
sperimentazione si farà alle Molinette di Torino. Quaranta malati per
centro, selezionati e ospedalizzati: a un gruppo solo Marinol per bocca
(pasticche), all'altro Marinol più morfina. «Da verificare la doppia
azione sul dolore fisico e su quello mentale, emotivo, a livello cerebrale»,
spiega Cerbo. Una ricerca clinica che anticipa anche gli Stati Uniti, dove
la cannabis è per ora usabile solo in certi Stati (California, Oregon)
sotto forma di «brownie» (una specie di torta di cioccolato) per
migliorare la nausea e la mancanza di appetito in pazienti con cancro. Non
è ufficialmente approvata per il trattamento del dolore, anche se
qualcuno la usa e vorrebbe legalizzarla (c'è una forma di cannabis in
crema per il dolore superficiale neuropatico). L'uso di marijuana a scopo
terapeutico è invece ammesso in Olanda e Canada, dove i cannabinoidi sono
venduti in farmacia, Gran Bretagna, Spagna e Australia.
Nel resto del mondo, Italia compresa, il dibattito sull'uso terapeutico
della cannabis è tuttora aperto. Farmaco o droga? E un medico con in
tasca una scatola di pasticche di Marinol sarà un domani perseguibile
come chi gira con qualche spinello? Il problema potrebbe presto porsi. In
Italia per ora il Marinol non è ancora registrato, tant'è che nel 2002
intervenne un giudice veneziano per obbligare la Usl a procurarselo in
Svizzera per la cura del dolore di una malata di cancro al polmone.
Problemi culturali e politici pesano sulla bilancia. Anche se il professor
Antonio Mussa, l'oncologo delle Molinette di Torino dove si effettuerà
parte della sperimentazione, è presidente della Consulta nazionale per la
ricerca scientifica di An. Il dibattito c'è stato, ma alla fine la logica
medica ha prevalso e, almeno per la sperimentazione, la cannabis farmaco
è ora sdoganata.
Fonte: Corriere della Sera da
www.medicalcannabis.it
La cannabis come antidoto
al dolore
Sperimentazione
alle Molinette su malati di tumore e Aids
L´Ordine dei medici applaude: "Bisogna umanizzare le cure
senza alcun tabù"
Lunedi
7 novembre 2005 Per
gli antichi era una medicina al punto che i cinesi, nel tremila avanti
Cristo, l´avevano chiamata «erba superiore». Oggi, invece, la cannabis
è sinonimo di spinello, di droga leggera: chi ne fa uso viene segnalato
in prefettura come tossicomane, chi la vende - o la cede - commette il
reato di spaccio di droga. Stamattina, di cannabis si parlerà alle
Molinette, in una riunione ristretta che si terrà nell´ufficio del
professore ordinario di oncologia, Antonio Mussa. Il professor Mussa vuole
iniziare una sperimentazione (la prima pastiglia potrà essere
somministrata già entro qualche settimana), utilizzando la cannabis non
certo come spinello da far fumare ai suoi ricoverati. Ma come farmaco
anti-dolorifico da somministrare ai pazienti terminali oncologici, ma non
solo. Ad esempio, anche ai malati di Aids.
Non
è un caso che l´idea della sperimentazione sia venuta a Mussa: essendo
ex euro-parlamentare eletto nelle liste di An (partito proibizionista in
tema di droghe leggere), ha più di altri facilità a convincere quelli
del suo partito e, in particolare, il ministro della Salute Francesco
Storace. «All´estero, l´uso terapeutico antidolorifico della cannabis
su malati terminali di tumore - ha spiegato il docente delle Molinette -
è già molto diffuso. Non è sperimentale. In Italia, invece, esiste
ancora un pregiudizio di tipo politico. Ecco perché mi assumo la
responsabilità, come ricercatore, e come ex politico indipendente nelle
fila di An, di iniziare la sperimentazione nel mio reparto. E senza avere
di questo ancora avvisato il ministero».
Utilizzare
una pastiglia con il principio attivo della cannabis non richiede
autorizzazioni particolari in quanto il farmaco è già commercializzato
all´estero. Può essere prescritto da qualunque medico. È sufficiente
seguire un iter burocratico e incaricare dell´acquisto la farmacia dell´ospedale.
Perché, allora, occorre una sperimentazione? «Vorremmo studiare un
protocollo - ha spiegato ancora il docente delle Molinette - per
dimostrare in modo scientifico l´efficacia di questo farmaco come
anti-dolorifico. Sperimentazioni analoghe, del resto, sono già in corso
su malati di sclerosi multipla. È importante fare cultura per vincere le
resistenze che dieci anni fa abbiamo incontrato per introdurre la morfina
nei reparti. La gente urlava di dolore, e c´era chi diceva che bisognava
lasciarla soffrire. Poi è sceso in campo Veronesi e oggi le cure
palliative sono routine».
L´iniziativa
di Mussa è stata accolta favorevolmente dal presidente dell´Ordine dei
Medici, Amedeo Bianco. «La terapia del dolore - ha spiegato il dottor
Bianco - è una delle priorità da prendere in considerazione nel processo
di umanizzazione delle cure. E non deve conoscere tabù. Ecco perché sono
benvenute iniziative e sperimentazioni sull´uso di farmaci o sostanze che
si dimostrino in grado di coniugare meglio tollerabilità ed efficacia».
La morfina, dunque, sarà sostituita dalla cannabis nelle terapie
palliative oncologiche? «Nient´affatto», ha precisato Mussa. «Si
tratta di due farmaci con effetti collaterali e controindicazioni diversi.
Il primo, provoca depressione, occlusioni intestinali, assuefazione,
inappetenza e ipotensione. Il secondo, invece, stimola l´appetito, è un
anti-nausea, rende euforici, non provoca disturbi intestinali, e non dà
dipendenza».
Perché,
dunque, non usare la cannabis anche in Italia, nonostante da anni varie
regioni italiane (come la Sardegna), abbiamo sottoscritto proposte di
legge? Le ragioni sono principalmente due. La prima - di tipo politico -
perché la cannabis è associata alla droga. La seconda, di natura
commerciale: le aziende farmaceutiche, guadagnando poco sulla sua
commercializzazione, non hanno interesse a promuoverne la diffusione. A
questo proposito, è intervenuto Mario Giaccone, presidente dell´ordine
dei Farmacisti. «Il farmacista non ha preclusioni o pregiudizi nei
confronti di una sostanza perché ragiona in termini di principio attivo.
Nel caso della cannabis, è stato l´abuso, e non l´uso, a procurarle la
sua immagine negativa. In modo regolamentato dalla legge, potrebbe dare
invece dare risultati positivi, così come è stato per la morfina».
Fonte: La Repubblica Edizione
di Torino da www.medicalcannabis.it
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